Corniano
di Marco Galvagni
Pagine: 128
ISBN: 9788897546047

    Libro stampato €15,00
In sintesi
PREFAZIONE di Annibale Salsa
Presidente del Comitato Scientifico Accademia della Montagna del Trentino

L’interesse per il paesaggio rurale, specchio della storia agraria delle comunità di montagna, sta riscuotendo un crescente interesse anche fra le nuove generazioni. Il paesaggio costruito dall’uomo, attraverso l’incessante lavoro di interazione con l’ambiente naturale, riporta alla struttura delle società agricole tradizionali. Tali società si sono incamminate sul viale del tramonto a partire dagli anni sessanta del secolo scorso, sotto la spinta di una industrializzazione sempre più massiccia e di una urbanizzazione fortemente centripeta nei confronti della montagna . Il secondo dopoguerra ha sancito, infatti, la fine di un modello di civilizzazione rurale basato sul continuo adattamento dell’uomo alla terra. In tal senso, quella che si rivelava terra grama e matrigna, a causa delle grandi fatiche imposte dall’addomesticamento, veniva trasformandosi in un orizzonte familiare (paesaggio culturale), in una madre elargitrice di frutti e di spazi vitali rassicuranti. Lo sforzo di addomesticamento della natura, resistente di per sé alle esigenze della vita umana nei fragili territori alpini, ha richiesto millenni di duro lavoro di dissodamento e di trasformazione del territorio. Ma con l’abbandono delle tradizionali attività agro-silvo-pastorali sui terreni più impervi e nelle aree meno idonee alla meccanizzazione agricola, l’esodo dalle terre alte ha assunto proporzioni bibliche. Le case e le borgate sono diventate ruderi in via di disgregazione a causa degli agenti atmosferici fino ad assumere le sembianze di testimoni, muti ed eloquenti al tempo stesso, di una profonda mutazione antropologico-sociale. In quegli anni veniva posta in atto, da parte delle comunità rurali, una rimozione radicale della vita di campagna, ritenuta ormai incompatibile con i veloci pro-cessi di modernizzazione. L’autore di questa ricerca sul villaggio “fantasma” di Corniano nella bassa Val di Gresta – Marco Galvagni – fa riferimento in termini comparativi a quella condizione di «vinti» nella quale i montanari delle valli cune-esi, intervistati dallo scrittore Nuto Revelli, si sentivano proiettati senza speranze. Il lavoro di Galvagni si colloca, tuttavia, nella prospettiva attuale di un crescente interesse, seppur ancora occasionale, nei confronti di luoghi e villaggi montani allora abbandonati. A partire dalla metà degli anni novanta del secolo scorso, infatti, si è venuta a manifestare una leggera quanto interessante inversione di tendenza. La montagna ha cominciato a suscitare nuovo interesse per tutta una serie di motivazioni che vanno dal disagio generato dalla vita in città, all’esaurirsi del modello produttivo fordista, alla crisi economica che spinge verso il settore primario. In particolare, si registrano oggi diverse forme di attenzione verso le ter-re alte. Una può definirsi “neo-ruralismo” ed interessa, prevalentemente, soggetti estranei a tradizioni familiari di tipo agricolo. Un’altra si configura come bisogno di evasione, dai tratti quasi terapeutici, verso stili di vita più naturali ed autentici soprattutto dopo la cessazione del lavoro per limiti di età. Un’altra ancora assume le caratteristiche della sfida posta in atto da figlio nipoti di coloro che, negli anni dell’inurbamento forzato, hanno dovuto lasciare le tradizionali attività. La scelta dell’autore di approfondire le dinamiche sociali di un villaggio scomparso e ritrovato adottando le regole del metodo di ricerca etnografico - «ricerca sul campo» e «osservazione partecipante» - si colloca nell’interessante filone di studi orientato ad accompagnare il nuovo corso della vita in montagna.

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